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   Meteo & Clima :: Articoli meteo :: Tecnologie :: Satelliti e meteorologia

SATELLITI E METEOROLOGIA : L’USO DEI DATI METEOSAT

Con il lancio del primo satellite sperimentale per scopi meteorologici da parte degli USA nell’aprile del 1960 per la prima volta nella storia fu possibile osservare la distribuzione dei sistemi nuvolosi sulla superficie della Terra. Questo senza doversi basare solamente sulle osservazioni provenienti dalla rete convenzionale delle stazioni meteorologiche, distribuita irregolarmente e con lacune molteplici nelle zone oceaniche e disabitate del pianeta. Entro 10 anni gli Stati Uniti stabiliranno le due classi di satelliti meteorologici che formano la base dei sistemi operativi almeno fino all’inizio degli anni ’80. Queste due classi sono i satelliti polari e i satelliti geostazionari.

Il primo satellite meteorologico era posto in un’orbita bassa, detta polare. Attualmente i satelliti di questa classe fluttuano ad una altitudine di circa 850-900km effettuando un giro intorno alla terra all’incirca ogni 100 minuti. Forniscono dettagliate osservazioni dell’atmosfera, delle nubi e della superficie terrestre, riuscendo a coprire l’intero globo 2 volte in 24 ore. Complementari ai satelliti polari sono quelli geostazionari. Essi sono situati in corrispondenza dell’Equatore ad un altitudine di 36000 km circa e si muovono alla stessa velocità della Terra.

Questi satelliti, detti geostazionari, sono effettivamente fermi sopra un punto della Terra e forniscono immagini in maniera quasi continua, con ogni satellite che copre circa un quarto della superficie terrestre.Dal lancio del Meteosat Second Generation (ESA), la comunità scientifica si aspetta un notevole contributo. Le principali caratteristiche della piattaforma sono: il nuovo radiometro a bordo del satellite, il quale possiede 12 canali; il tempo di scansione del disco terrestre, che è sceso a 15 minuti, tutto ciò unito ai vantaggi di una piattaforma geostazionaria, vale a dire l’osservazione continua della medesima porzione del globo.

La meteorologia deve poter contare sulla ricerca e sugli investimenti in tecnologie per raggiungere un livello di previsione sempre più attendibile.

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